Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

Archivio per la categoria “Repertorio”

L’Inno per l’Anno Santo della Misericordia. Appunti.

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Insieme alla pubblicazione di Misericordes sicut Pater! – l’Inno per il Giubileo della Misericordia –  si sono fatti sentire vari commenti al riguardo, positivi e negativi. Taluni esternano le loro impressioni “a pelle”, altri argomentano più razionalmente.
Fin dal primissimo ascolto, questo brano mi ha richiamato alla mente lo stile musicale di Taizé. Tra parentesi: quel repertorio non è forse un buon esempio di come la musica liturgica possa far partecipare attivamente i giovani senza ricorrere a canzoni leggere, chitarre strimpellate, ecc…? Migliaia di giovani, da decine di anni, cantano quei canoni in polifonia e anche in latino (!), senza avere l’impressione che quella musica sia “noiosa, monotona, triste”, per utilizzare alcune espressioni riferite a questo inno sui social. Ma non è la musica di Taizé il tema di questo post.

Il testo
L’autore è il P. Eugenio Costa. Il ritornello “Misericordes sicut Pater”, ovvero il motto del Giubileo, è una citazione di Luca 6,36, “Siate misericordiosi come il Padre vostro”. Sono le parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli dopo il discorso sull’esigenza dell’amore cristiano verso i nemici (Lc 6,27-36) e prima del triplice comando “non giudicate; non condannate; perdonate” (Lc 6,37-38). La prima strofa è indirizzata al Padre, la seconda al Figlio, la terza allo Spirito Santo, la quarta ha un respiro escatologico, e presentano numerosi riferimenti biblici. In esse vengono ripetute le parole del Salmo 135 “In aeternum misericordia eius” che in italiano traduciamo “Il suo amore è per sempre”. Vi sono, poi, rimandi alla parabola del padre misericordioso (Lc 15), alla grandezza dell’amore di Gesù per noi (Gv 15, 12-17), al giudizio finale sulla base delle opere di misericordia compiute (Mt 25, 31-46), all’inno alla carità di san Paolo (1Cor 13,4-7), all’esigenza di portare il Vangelo in tutto il mondo (Mt 24,14) affinché vi sia un cielo nuovo e una terra nuova (Ap 21,1).

La forma
Dal punto di vista delle forme è determinante, anzitutto, la struttura testuale. Da questo versante, nella composizione di Paul Inwood risiede un’ambiguità, che è questa: Misericordes sicut Pater! è presentato come Inno del Giubileo, ma in realtà un inno non è.
Pur in una variegata forma liturgico-musicale, l’inno possiede una struttura piuttosto riconoscibile: forma libera (per esempio: Gloria, Te Deum…) o metrica (come gli inni della Liturgia delle Ore, o in italiano Noi canteremo gloria a te, per intenderci), e gli sviluppi dell’una o dell’altra forma, come ad esempio gli inni con ritornello (già il repertorio gregoriano ne comprende: Gloria laus, O Redemptor, Crux fidelis…). Quest’ultima struttura oggi sembra dilagare, soprattutto sotto forma di canzone, e non senza problemi.
Misericordes sicut Pater!, dunque, è inno del Giubileo in quanto “sigla” dell’evento – si passi l’espressione – ma dal punto di vista della forma liturgico-musicale dovremmo piuttosto dire che è una litania. La litania, da un punto di vista formale, è caratterizzata da una struttura ripetitiva, binaria e dialogica, formulata con sobri elementi verbali e sonori. La forma più semplice si presenta in questo modo:

A) proposta da parte di un solista;
B) risposta del popolo.

Nella celebrazione eucaristica possiedono questa struttura “A-B” litanie come il Kyrie eleison e l’Agnus Dei. Ma vi sono forme litaniche più elaborate, di cui la Preghiera universale del Venerdì Santo ne è un esempio:

A) esortazione;
B) risposta del popolo;
C) preghiera del solista.

Misericordes sicut Pater! manifesta questa struttura:

A) Misericordes sicut Pater;
B) esortazione;
C) In aeternum misericordia eius.

Come si può notare, la composizione sviluppa ulteriormente la forma litanica: si è previsto il canto del popolo, non solo in A) che diviene un vero e proprio ritornello, ma anche in B) e C), e l’intero brano prevede il canto polifonico. In fase esecutiva, forse sarebbe più coerente riservare B) al canto di un solista o del solo coro.

Utilizzo
Il sito del Giubileo non offre precisazioni al riguardo. Appare chiaro, evidentemente, che sarà utilizzato molto spesso nell’Anno Santo. Ma per quanto riguarda le celebrazioni liturgiche? Il P. Costa, in un’intervista a Radio Vaticana, afferma che “questo canto avrebbe, dal punto di vista rituale, il senso di essere un canto processionale, ciò vuol dire che deve aiutare ad accompagnare una lunga processione, per esempio di ingresso, di inizio di una celebrazione – può essere una Messa o altro – con molte persone, spesso con molti vescovi, sacerdoti e diaconi. Che questo venga accompagnato da questa musica, che ha un suo ritmo pacato, però preciso, che aiuta a camminare nella fede e nella speranza”. Le delucidazioni dell’autore non appaiono del tutto convincenti.
Certo, un canto d’ingresso non per forza deve avere un carattere pomposo, anzi, ma deve pur sempre dare inizio ad una celebrazione: gioverebbe quindi una certa brillantezza per favorire l’unione dei convenuti. Misericordes sicut Pater! proprio per il suo “ritmo pacato” e per la sua stessa struttura, appare come il canto che può nascere da coloro che sono già dentro la celebrazione e che hanno assaporato il mistero, più che il canto di coloro che stanno iniziando a celebrarlo.
Vi è poi un altro punto critico. L’Anno Santo si estenderà per un periodo che va dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016 e le varie celebrazioni si terranno nei tempi di Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua e nel tempo Ordinario, ma purtroppo il testo di Misericordes sicut Pater! non sembra che abbia le caratteristiche per introdurre i celebranti nel mistero di questi diversi tempi liturgici.

Concludo questi appunti, offrendovi il link per l’ascolto e per il download dello spartito.

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Inno del Giubileo della Misericordia

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Segnalo che è online l’Inno del Giubileo della Misericordia. Musica di Paul Inwood e testo di Eugenio Costa S.J.
Lo potete trovate sul sito del Giubileo, da dove è possibile scaricare lo spartito e ascoltarne un’esecuzione.

Musica liturgica giovanile?

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Sull’ultimo numero del Bollettino Ceciliano, l’editoriale di don Valentino Donella dal titolo “Tanti modi di dire il falso” tratta di un’espressione utilizzata da tempo in campo ecclesiale: la musica liturgica giovanile. Tra l’altro, scrive:

Cosa significa? musica composta dai giovani? eseguita dai giovani? adatta ai giovani? che i giovani amano? Si, tutto questo forse, ma anche qualcosa di più e di peggio, che nessuno dice o non ha il coraggio di evidenziare. La musica giovanile è anche il linguaggio delle canzoni, del divertimento e dei festivals, della radio, della televisione e del mercato discografico: idioma malamente adattato al servizio liturgico. I due aggettivi esprimono una falsità, anche se chi li usa è ben lontano dal rendersene conto e tanto meno intende con essi ingannare chicchessia.

In seguito, Don Donella evidenzia i motivi che, a suo modo di vedere, rendono falsa l’espressione musica liturgica giovanile. Riassumo utilizzando le sue parole: la falsità sta nel fatto che non sono stati i giovani ad introdurla, ma i religiosi, i curati e i parroci. E’ falsa e ingannevole perché appartiene ad un vocabolario ideologico, parente del sessantottismo. Falsa e ingannevole perché non producendo interiorizzazione e spiritualità, fa male a chi la pratica e alla stessa liturgia. L’argomentazione offre sicuramente vari spunti da approfondire.

Di certo, alcuni luoghi comuni sono stati già ampiamente sfatati, e chi tutt’ora prosegue su questa linea denota un pensiero troppo corto. Ad esempio, l’idea secondo cui un certo modo di fare musica attirerebbe i giovani: “Così almeno vengono!” Vengono fino ad un certo punto, e in piccola parte, come ad altre attività. E’ altrettanto un dato acquisito – almeno dalle mie parti, ma penso anche altrove – che la presenza nelle parrocchie di due cori, quello degli adulti e quello dei giovani, sia fonte di tensioni amare e trascinate negli anni. Molto meglio imporsi di integrare le varie fasce d’età in un unico coro.

Rimangono alcuni dubbi e domande. La musica liturgica giovanile, dovrebbe essere cantata da un coro e da un’assemblea di giovani. E mi starebbe bene. Ma se il coro utilizza il suo repertorio giovanile anche con fedeli di variegata tipologia, lasciandoli muti spettatori, come papa Pio X denunciava già nel 1903? Queste modalità celebrative sono vecchie di 200 anni. I coristi che cantano musica liturgica “giovanile”, poi, non dovrebbero poter essere collocati in una fascia d’età abbastanza precisa? Tuttavia non è raro che tali cori siano formati da vari 45enni e oltre. Dunque tale repertorio non è propedeutico ad un altro più adulto e popolare, ma alternativo ad esso? Il repertorio giovanile è pieno zeppo di canti per la Messa: inizio, offertorio, comunione, fine. E le altre parti? Forse è sottesa l’idea della Messa come recipiente/contenitore per canti?

Per finire: non sarà che questa musica liturgica giovanile sia composta ed utilizzata unicamente in quanto facile, immediata, spicciola? Generalmente non necessita di competenze musicali, né grosso impegno. E il pastore che cosa dovrà fare? Dare pacche sulle spalle e assecondare queste facili scorciatoie, o indicare pazientemente e con gradualità la strada della formazione, della crescita, della consapevolezza?

Poi sarà il silenzio?

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Ho iniziato a scrivere circa 30 anni fa a 4 voci dispari; poi accogliendo alcune osservazioni, ma soprattutto conoscendo la reale consistenza dei nostri cori parrocchiali, ho cominciato a comporre a 3 voci, due femminili e una maschile, per la mancanza di uomini nei nostri cori. Questa Messa rappresenta ancora un passo avanti, si presenta a due voci dispari, assemblea-donne e uomini. Con la preoccupazione di venire incontro alla realtà dei nostri cori. Nella prossima pubblicazione sarò costretto a scrivere soltanto il testo e sopra di esso i neumi, in campo libero senza rigo musicale. Se poi avrò ancora anni da vivere, scriverò il … silenzio.
Naturalmente scherzo, ma parlando seriamente sono veramente impensierito circa la situazione della musica liturgica oggi in Italia. Viviamo un momento di stasi, di calma piatta, fermi, senza più sollecitazioni di nessun tipo. Ci sono alcune isole felici, dove si continua a operare bene e a camminare, ma la maggior parte delle realtà ecclesiali e delle nostre comunità celebrative vive alla giornata senza alcun progetto o piano operativo. Il canto è ancora considerato come riempitivo e insignificante. Assemblea che canta, coro, solista, direttore, organista e strumentisti, sono ancora visti come facoltativi e opzionali.

Don Antonio Parisi, nel presentare la sua nuova Messa Cristo Gesù sposo della Chiesa, allega queste parole. Me le disse anche poche settimane fa, in una cordiale telefonata intercorsa per altre questioni. Certo che sentite da una persona come lui, che in CEI si è prodigato per anni a favore della musica liturgica, fa un certo effetto. Chi opera nelle periferie diocesane ha talvolta la necessità di ascoltare parole che siano di orientamento operativo, e se le aspetta dagli organismi competenti. Invece niente. Ed anche le “isole felici” – come dice lui – lo sono solo a metà, ne sono convinto, perché devono sempre fare i conti con l’indifferenza di buona parte del clero oppure con l’intraprendenza ignorante di persone che nella musica liturgica vedono solo l’occasione per tirare avanti il loro piccolo orticello.

Sul sito delle Edizioni Carrara è possibile reperire la Messa Cristo Gesù sposo della Chiesa di Don Antonio Parisi, composta in vista della 66a Settimana Liturgica Nazionale che si terrà a Bari nell’agosto 2015. È una Messa scritta a due voci dispari, una voce per assemblea e coro femminile e l’altra voce per gli uomini (tenori e bassi), con accompagnamento organistico. La pubblicazione comprende spartito e CD. La parte destinata all’assemblea è semplice, cantabile e immediata. I canti dell’Ordinario sono concertanti  con l’Organo: un tentativo di sviluppare la parte organistica, ponendo attenzione alla forma musicale e alla durata del brano.

Cosa cantiamo oggi a messa?

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Condivido un articolo per certi versi polemico, ma che segnala aspetti importanti per il canto liturgico. Ad integrazione di quanto sarà affermato qui di seguito, riporto ciò che il Messale Romano, significativamente afferma circa il canto d’ingresso, ma che è applicabile anche per il canto alla presentazione dei doni e alla Comunione: “Si può utilizzare sia l’antifona con il suo salmo, quale si trova nel Graduale romanum o nel Graduale simplex, oppure un altro canto adatto all’azione sacra, al carattere del giorno o del tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla Conferenza Episcopale” (OGMR 48). Anticipando un’espressione dell’articolo qui sotto, i testi del Graduale non possono essere sostituiti “a piacere”, certamente, ma a determinate condizioni sì: è possibile utilizzare un altro testo anziché l’antifona ivi contenuta, che comunque dovrebbe rimanere un punto di riferimento indiscusso per la scelta dei canti più pertinenti e per le nuove composizioni. In ogni caso, colpisce che nel suo complesso questa indicazione venga completamente ignorata e disattesa, quasi che il Messale non fosse roba nostra, con la complicità difficilmente giustificabile di preti e vescovi.

Fonte: www.cantualeantonianum.com

La domanda che si pongono ogni domenica i cori parrocchiali, qualche minuto prima della messa, è proprio questa: “cosa cantiamo oggi”. Sfogliano il libretto dei canti e buttano giù la lista dal solito repertorio che va bene dal Battesimo del Signore a Cristo Re. Molti ancora sono -ahimè – irretiti dalla falsa idea che il modo di cantare oggi nelle nostre messe sia quello promosso dal Concilio Vaticano II e dalla riforma liturgica. NIENTE DI PIU’ FALSO e addirittura facilmente provabile. Per chi legge l’inglese c’è un bell’articolo qui. Altrimenti ve ne faccio una breve sintesi.
Per molti potrebbe essere una sorpresa sapere che ogni messa ha i suoi canti propri, i cui testi non sono cambiabili a piacere, mentre la musica può essere composta in modi differenti sempre rispettando però il testo proprio dei canti del giorno. La Sacrosanctum Concilium, in un numerello di quelli che nessuno legge, il 117, scrive così: “Si conduca a termine l’edizione tipica dei libri di canto gregoriano; anzi, si prepari un’edizione più critica dei libri già editi dopo la riforma di S. Pio X. Conviene inoltre che si prepari un’edizione che contenga melodie più semplici, ad uso delle chiese più piccole.”
E al numero 121, parlando dei musicisti compositori si dice: “Compongano melodie che abbiano le caratteristiche della vera musica sacra; che possano essere cantate non solo dalle maggiori « scholae cantorum », ma che convengano anche alle « scholae » minori, e che favoriscano la partecipazione attiva di tutta l’assemblea dei fedeli. I testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche.”
Per quanto riguarda il primo punto si fece un grande sforzo che produsse la revisione per la nuova messa del Graduale Romanum (1974), cioè il libro di canti gregoriani dell’ordinario della messa (kyrie, gloria…) e del proprio di ogni celebrazione eucaristica (i testi del graduale sono i testi propri della liturgia romana dei canti d’introito, di offertorio e di comunione). In più, per le comunità parrocchiali meno provviste in fatto di coro o esperienza canora, venne prodotto lo splendido Graduale simplex (I ed. 1967; II ed. 1975), che come dice il titolo è un libro di canti semplici per la messa (appropriati, più che strettamente propri).
Abbiamo così ben due serie di testi approvati, con relativa musica gregoriana. Ora non si capisce perchè tutti i libri liturgici del Concilio siano stati adattati nelle lingue vernacole e questi due importantissimi libri, che contengono testi che non si dovrebbero mutare a piacimento (SC 22,3), sono rimasti patrimonio degli esperti e dei circoli di liturgisti (il grassetto è mio, ndr).
Non è questione di gregoriano o meno, ma il fatto che le antifone e i salmi che le accompagnano per ogni messa non è intenzione del Concilio vengano dati in balia dei ragazzi del coro parrocchiale. Come invece è avvenuto per quarant’anni, con grave diseducazione al canto vero della liturgia romana e in barba alla volontà del Concilio. Infatti, la vera tradizione liturgica romana antica, prevedeva per la messa solo il canto di antifone e salmi, il tutto preso per il 90% dalla sacra Scrittura, non dalla mente fervida di poeti improvvisati. La musica invece poteva variare da luogo a luogo e di tempo in tempo, per adattarsi alle esigenze, tenendo presente però della preminenza e della guida della melodia gregoriana.
La costituzione apostolica di Paolo VI con cui promulga il Messale Romano rinnovato dice in proposito chiaramente: “Il testo del Graduale Romano, almeno per quanto riguarda il canto, non è stato cambiato. … sono state adattate le Antifone d’ingresso e di Comunione per le Messe lette. “. Quelle infatti che troviamo scritte nei messali sotto il titolo di antifone di Ingresso e di comunione sono le antifone eventualmente da LEGGERE nelle messe in cui il proprio non dovesse essere cantato. Per questo motivo il messale non riporta l’antifona di offertorio, perché nelle messe lette non si prevede mai che essa venga letta: c’è solo se viene cantata, e infatti nei graduali ecco che puntualmente compare.
Se poi entriamo nel merito, potete rendervi conto di quanto sia mutilata la liturgia e la comprensione delle singole feste da quando esse hanno perso i canti propri che le hanno accompagnate e sostenute, come colonna sonora e testuale, per centinaia e centinaia di anni.
Riflettiamo e procuriamoci, almeno per conoscenza, i libri liturgici che ancora mancano in sacrestia, cioè i graduali.

Sussidio CEI per il Tempo pasquale 2015

Pasqua

E’ online il sussidio per il Tempo pasquale dal titolo Rinfrancate i vostri cuori curato dall’Ufficio Liturgico Nazionale. Nella presentazione Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, valorizza il tema dell’umanesimo per collegare l’itinerario verso la Pasqua a quello che prepara il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze: “L’uomo nuovo, che a immagine di Cristo e con la forza dello Spirito edifica una umanità nuova, […]. L’uomo nuovo non si lascia impaludare nella “globalizzazione dell’indifferenza”, ma soffre con chi soffre, si apre alla fraternità responsabile, si getta con coraggio nelle sfide del presente”.
Il Sussidio intende offrire alle comunità cristiane strumenti e suggerimenti per vivere la grazia di questo Tempo liturgico, attraverso l’individuazione di tre macro aree:
– Biblico-catechetica
– Liturgico-musicale
– Teologico-artistico

Segnalo il mio precedente post inerente lo stesso tema.

Cantare il tempo di Pasqua

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Il titolo non è casuale: il canto non è qualcosa di estrinseco o di appiccicato al tempo liturgico ma risiede dentro di esso, e respirando con esso all’unisono concorre a esprimerne la spiritualità. Per questo, prima di decidere cosa cantare, bisogna conoscere l’anno liturgico.

I cinquanta giorni che seguono la celebrazione annuale della Pasqua sono considerati come un solo giorno di festa e come una grande Domenica. Pertanto, con la riforma liturgica voluta dal Vaticano II, le Domeniche del tempo pasquale non sono più chiamate “Domeniche dopo Pasqua”, ma “Domeniche di Pasqua”. L’Ascensione del Signore si celebra nel quarantesimo giorno, ma con la possibilità – come avviene in Italia –, di essere traslata alla domenica seguente, prendendo il posto della settimana Domenica di Pasqua. Si conclude con la solennità di Pentecoste.
Il tempo di Pasqua presenta un itinerario della Parola contenente i parametri irrinunciabili di ogni credente e di ogni comunità cristiana, in modo tale che sia rinnovato il senso della fede, della Chiesa e del mondo:
– l’incontro gioioso con Cristo nell’assemblea riunita, il primo giorno della settimana (II Domenica);
– il riconoscimento di Cristo nella Parola e nello spezzare il pane (III Domenica);
– l’impegno a seguire Cristo-Pastore nella ministerialità della Chiesa (IV Domenica);
– la comunione dei credenti con Cristo (V Domenica);
– lo Spirito come “anima” della Chiesa e guida dei credenti (VI Domenica);
– la speranza che dove è Cristo saranno anche i suoi uniti nella stessa gloria (Ascensione);
– l’universalità della Chiesa nella varietà dei suoi ministeri (Pentecoste)

L’ordinamento delle letture di questo tempo è ben descritto da OGLR 99-100.

La lettura del Vangelo per la Messa nel giorno di Pasqua è tratta da Giovanni che fa riferimento al sepolcro vuoto. Si possono leggere anche i testi dei Vangeli proposti per la notte santa, oppure, nella Messa vespertina, il racconto di Luca sui discepoli di Emmaus (…).
Fino alla III Domenica di Pasqua le letture del Vangelo riportano le apparizioni del Risorto. Le letture sul Buon Pastore sono assegnate alla IV domenica di Pasqua. Nella V, VI e VI domenica di Pasqua si leggono stralci del discorso e della preghiera del Signore dopo l’ultima cena.

Una tabella può essere utile per uno sguardo d’insieme sul tempo di Pasqua, e per focalizzare le tematiche di ogni domenica (Anno B).

Propongo qualche canto, tratto dal Repertorio Nazionale:

Alleluia! Giorno di Cristo Risorto RN 165 (T. Rainoldi – M. dal Graduale simplex)
Il Graduale simplex riporta questa melodia con Alleluia e strofe come canto d’ingresso della Domenica di Pasqua.
La forma responsoriale con acclamazione (alleluia), pertanto adatto per l’inizio della celebrazione. E’ richiesta la presenza di un solista o un coretto, al quale tutti rispondono con l’alleluia. Il testo contiene riferimenti al Salmo Responsoriale di Pasqua (1 e 2 str.); al tema della misericordia (3 str.); alla sequenza Victimae paschali (4 str.);
Si può trovare una elaborazione per coro polifonico su Armonia di voci 2/2010 con preludio, interludio e postludio organistico.

Sono risorto RN 188 (T. Mantovani – M. Miserachs)
Forma responsoriale, canto adatto all’ingresso. Il ritornello e la prima strofa si rifanno all’antifona d’ingresso della Domenica di Pasqua. Elaborazione per coro polifonico su Armonia di voci 1/2006.

Victimae paschali laudes RN 195
La sequenza Victimae paschali è di grande efficacia per caratterizzare il tempo pasquale, quale gesto sonoro tipico di questo periodo. Obbligatoria a Pasqua, facoltativa nelle altre domeniche. Si canta dopo la seconda lettura, ma prima del Canto al Vangelo.
Le sequenze sono frutto della creatività liturgica a partire dal sec. VIII. Nascono a partire dalle note con le quali si vocalizzava l’a finale dell’alleluia. Ad ogni nota si attribuiva una sillaba di una frase. L’aggiunta di nuove frasi portò alle strofe e l’aggiunta di strofe a nuove composizioni. In certi ambienti furono inserite in tutte le messe: componimenti assai graditi al popolo, ma lontani dalla latinità aurea; liturgicamente oscuravano nella considerazione dei fedeli altre componenti della messa, ben più importanti. Massima espansione tra il IX e il XIII sec. Poi il declino. Nel Messale di Pio V (1570) ne rimasero solo 4: Victimae Paschali laudes (di Vipone, +1090), Veni, Sancte Spiritus, Lauda Sion, Dies irae. Nel 1727 venne introdotto lo Stabat Mater per la festa della Madonna Addolorata. Dal Messale odierno il Dies irae è stato depennato, lo si trova ancora nella Liturgia delle Ore.
Una bella alternativa alla stupenda melodia gregoriana, è Alla vittima pasquale di Aurelio Zorzi, composta sul testo liturgico italiano, ad una voce. Il brano rispetta la forma della sequenza.

Uomini di Galilea RN 192 (T. Atti 1,11 – M. Zorzi)
Il testo tratto dagli Atti degli Apostoli (1,11) è anche quello dell’Antifona d’ingresso della Solennità dell’Ascensione. Il testo delle strofe si riferisce a Col 1,15-16 e a Ap 12,10.

Regina coeli RN 218
Se canto alla Madonna ci deve essere, in tempo di Pasqua non può che essere il Regina coeli. Nella composizione, attribuita a Gregorio V (996-998), ci si rallegra con la Vergine per il trionfo del suo Figlio sulla morte. Maria è associata a questa vittoria e pertanto è Regina, ma il pensiero corre al vero motivo della gioia, la risurrezione del Figlio, che, apertamente confessata, si trasforma in supplica: prega per noi. La melodia gregoriana avvolge le parole con un movimento leggero e pieno di entusiasmo. Canto propriamente pasquale, usato come antifona fin dal XII secolo per i vespri di Pasqua.
Il Repertorio Nazionale propone anche una composizione in italiano: Regina dei cieli RN 184.

Misericordias Domini

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Quale canto per il Giubileo?

Papa Francesco ha annunciato ieri, 13 marzo 2015, nella Basilica di San Pietro la celebrazione di un Anno Santo straordinario. Questo Giubileo della Misericordia avrà inizio con l’apertura della Porta Santa in San Pietro nella solennità dell’Immacolata Concezione 2015  e si concluderà il 20 novembre 2016 con la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo. Nel Giubileo, durante le domeniche del tempo ordinario si leggerà il Vangelo di Luca. Sono molto conosciute le “parabole della misericordia” presenti nel suo racconto: la pecora smarrita, la dramma perduta, il padre misericordioso. L’annuncio ufficiale e solenne dell’Anno Santo avverrà con la lettura e pubblicazione presso la Porta Santa della Bolla nella Domenica della Divina Misericordia, festa istituita da San Giovanni Paolo II che viene celebrata la domenica dopo Pasqua.

Vi propongo un bellissimo canto alla misericordia divina del compositore polacco Henryk Jan Borot: “Misericordias Domini”. La sua forma responsoriale lo rende adatto come canto d’ingresso nelle varie celebrazione del Giubileo, ma anche ad esempio, nella Seconda domenica di Pasqua. Il ritornello, dal Salmo 82, è scritto per coro a quattro voci miste, ma i cori più piccoli potrebbero cantarlo anche all’unisono utilizzando la parte dei soprani. Le strofe possono essere cantate da un solista, o da un gruppo di uomini o di donne, o da un coretto misto, e sono tratte dal Salmo 135. Il tutto è accompagnato da una corposa parte organistica che richiede una certa competenza.

Concludo, invitandovi a leggere lo spartito  di “Misericordias Domini” e ad ascoltarne un’esecuzione su Youtube.

Sussidio CEI Quaresima – Triduo pasquale 2015

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E’ da oggi online il sussidio per la Quaresima e per il Triduo Pasquale curato dall’Ufficio Liturgico Nazionale.
Certo non brilla per puntualità poiché la pubblicazione alla vigilia del Mercoledì delle Ceneri ne limita l’utilizzo, perlomeno da un punto di vista musicale. Anche la comunità parrocchiale più attenta o il coro più di buona volontà che volessero adeguare il loro repertorio, hanno bisogno di un certo lasso di tempo per programmare l’attività.
Nella presentazione Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, valorizza il tema dell’umanesimo per collegare l’itinerario verso la Pasqua a quello che prepara il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze: “L’uomo nuovo non si lascia impaludare nella “globalizzazione dell’indifferenza”, ma soffre con chi soffre, si apre alla fraternità responsabile, si getta con coraggio nelle sfide del presente”.
Il Sussidio intende offrire alle comunità cristiane strumenti e suggerimenti per vivere la grazia di questo Tempo liturgico, attraverso l’individuazione di tre macro aree:

– Biblico-catechetica
– Liturgico-musicale
– Teologico-artistico

L’ambito liturgico-musicale contiene proposte tratte dal Repertorio Nazionale Canti per la Liturgia, descritte sotto il profilo testuale, esecutivo e di pertinenza rituale.

Rito delle esequie: pubblicato il Libro degli accompagnamenti organistici

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Dal sito dell’Ufficio Liturgico Nazionale:

La seconda edizione italiana del Rito delle esequie propone, tra le sue novità, una corposa appendice musicale, nella quale sono intonati tutti i salmi, i responsori e le antifone che scandiscono il rito, e anche i salmi responsoriali previsti dall’apposito Lezionario. Infatti, come indicano le premesse, «anche nella celebrazione delle esequie il canto riveste particolare importanza: può aiutare a esprimere il dolore di fronte alla morte, la speranza che anima la vita del cristiano, la consolazione della fede. Proprio per questi motivi, per quanto è possibile, è bene che le esequie siano celebrante con il canto» (Precisazioni, n. 4).

Le melodie del Rituale sono state pensate in funzione del rito, sia attingendo al Repertorio Nazionale di canti per la liturgia, sia predisponendo nuove intonazioni che rispettassero rigorosamente la forma e la funzione di ogni testo e che risultassero eseguibili pressoché da ogni tipo di assemblea. Obiettivo consapevole della proposta è non è dunque offrire opere d’arte uniche e caratterizzate, bensì fornire materiale dignitoso e ritualmente pertinente in vista di una celebrazione sempre più ‘sinfonica’ e ‘parlante’ in tutte le sue dimensioni e in tutti i linguaggi che concorrono a darle forma (entro i quali il canto e la musica sono certamente tra i più incisivi).

Per facilitare l’esecuzione e l’apprendimento di questi canti, a cura dell’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI è stato pubblicato il Libro degli accompagnamenti organistici che – insieme al CD audio contenuto nel Rituale – lo completa. Il materiale in questione è acquistabile in libreria e on-line, ad esempio qui.

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