Musica della liturgia

BLOG di don Simone Unere. Uno spazio per convogliare pensieri, notizie, approfondimenti sull’aspetto musicale della vita liturgica della Chiesa e condividere opinioni.

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L’educazione musicale dei futuri preti

 

musica seminari

Ogni tanto mi chiedo che ne è della formazione musicale, in ambito liturgico, dei seminaristi: ho l’impressione che, molto semplicemente, venga del tutto tralasciata. Lo dico, in quanto mi capita di toccare con mano quanto il giovane clero – ma anche quello meno giovane – su questo versante navighi a vista, privo di qualche orientamento che non venga dato dal proprio gusto o da convinzioni non tanto appoggiate teologicamente. Ma non voglio cedere in queste righe ad una certa amarezza, poiché davvero detesto accodarmi allo stuolo di chi si lamenta della situazione liturgico-musicale attuale.

Piuttosto, colgo l’occasione per informare di ciò che dovrebbe essere lo studio della musica sacra nei seminari. Basta leggere questo paragrafo della Ratio institutionis sacerdotalis, cioè il Regolamento degli studi teologici dei seminaristi, esaminato e approvato nel 2006 dalla CEI. Non sia mai che qualcuno voglia porre rimedio a questa svista formativa.

MUSICA SACRA

Obiettivi

La musica sacra – in particolare il canto sacro – è intimamente unita alla liturgia. Pertanto la conoscenza, la formazione e la pratica della musica per la liturgia devono abituare gli alunni a cogliere la stretta unità tra rito e azione liturgica, ed educarli ad ammettere nel culto divino le forme musicali della vera arte, avendo la musica sacra il solo fine della gloria di Dio e della santificazione dei fedeli. Tale formazione contribuirà alla pertinenza delle celebrazioni liturgiche nei seminari e alla preparazione di pastori capaci di celebrare con proprietà ed afflato spirituale i misteri divini, favorendo la bellezza dei riti, la loro solennità e la comunione ecclesiale che lo stesso canto del rito favorisce.

Contenuti

Il corso dovrà prevedere lo studio accurato dei principi basilari della musica liturgica secondo la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium e l’istruzione Musicam sacram, analizzandone i fondamenti teologici, antropologici, estetici e pastorali. Sarà inoltre necessario conoscere la disciplina e le norme fondamentali per il canto sacro e alcune indicazioni di base sull’animazione e sulla partecipazione dei fedeli. Di grande utilità potrà essere un breve panorama della storia del canto sacro.
Si insista sulla conoscenza della natura e della funzione del canto dell’ordinario della Messa (parti del presbitero, dei vari ministri, della schola cantorum e dell’assemblea), cui gli alunni dovranno abituarsi già nelle celebrazioni liturgiche in seminario. Si dia il giusto risalto al canto del proprio della Messa (parti variabili) e all’arte del salmodiare. Si affronti il tema del canto della Liturgia delle ore (innodia, salmodia e canti responsoriali).
I seminaristi siano educati alle varie espressioni di canto liturgico (gregoriano, polifonico, popolare e “giovanile”), imparando a esercitare il discernimento sulle priorità, sulle qualità liturgiche, artistico-musicali e testuali dei brani, e a distinguere le diverse opportunità pastorali di uso degli stessi, abituandosi a differenziare il canto per la liturgia da quello per altre attività pastorali. Si offrano alcune nozioni sugli strumenti musicali per la liturgia.

Didattica

– Conoscenza e uso del repertorio gregoriano fondamentale, che la Chiesa riconosce come proprio della liturgia romana.
– Conoscenza ed uso del repertorio nazionale di canti per la liturgia della Conferenza Episcopale Italiana.
– Esercitazioni sull’ordinario della Messa e sul canto del celebrante.
– Apprendimento di alcune nozioni base di teoria e solfeggio musicale e sull’uso della voce, e per il suono – anche solo sommario – di uno strumento musicale, preferibilmente l’organo a canne.
– Esercitazioni seminariali su alcuni aspetti particolari della musica sacra.
– Preparazione accurata, in forma di laboratorio, del canto liturgico per le celebrazioni.
– Esercitazioni sul canto della Liturgia delle ore, soprattutto degli inni e della salmodia.

L’Alleluia di Botor per la Messa finale della GMG a Cracovia: ecco lo spartito!

alleluia-botor-gmg-cracovia

Ecco il Canto al Vangelo composto dal polacco Botor, cantato in occasione della Messa finale della GMG 2016 a Cracovia. Il contrappunto rende la composizione interessante e vivace. Essa implica la presenza di due solisti, un soprano che salga fino al Do3, e un tenore (gli amici musicisti diranno se eventualmente possono essere omessi oppure no. Lo spartito però non indica questa possibilità). Il testo del versetto, in latino, si riferisce alle parole dette da Gesù all’apostolo Tommaso – Quia vidisti me, Thoma, credidisti… – ed è affidato ad un cantore.

Alleluia
Canti dell’Ordinario (Missa Ioannis Pauli II)
La Messa finale della GMG

La Missa Ioannis Pauli II di Botor alla GMG 2016 di Cracovia: ecco gli spartiti!

messa Botor Cracovia

La Missa Ioannis Pauli II composta da Henryk Jan Botor per la celebrazione conclusiva della GMG 2016 di Cracovia presieduta da Papa Francesco al Campus Misericordiae, è stata definita dal card. Stanisław Dziwisz come un “regalo della Chiesa di Cracovia alla Chiesa universale”. La composizione ha destato parecchio interesse, ma gli spartiti sembrano irreperibili. Li state cercando anche voi? Potete trovarli qui.

Youtube (video della Messa)
Soundcloud (audio dei canti)

La Messa finale della GMG 2016 a Cracovia. L’avete vista?

messa gmg cracovia

Qualche considerazione sull’aspetto musicale della Messa finale della GMG a Cracovia, presieduta da Papa Francesco al Campus Misericordiae. Una celebrazione che ha la caratteristica della straordinarietà per via dell’assemblea formata pressoché da giovani, per il numero dei partecipanti (2.000.000 di persone?) e per il vastissimo spazio all’aperto necessario a contenere tutti. Progettare questa celebrazione, in modo tale da offrire la possibilità di una partecipazione attiva ai convenuti, è una bella sfida. Da quanto ho potuto osservare dall’esterno, mi pare che il programma musicale abbia dimostrato di essere in sintonia con l’aspetto festoso tipico di ogni GMG, ma senza concessioni a banalità o esagerazioni. Ad esempio, si può notare un uso abbondante di strumenti a percussione, non a sproposito, quanto piuttosto ad evidenziare l’aspetto ritmico delle composizioni, ma anche l’utilizzo della lingua latina nelle parti cantate e non della Messa (i giovani erano supportati da un libretto per la partecipazione alla GMG), come è ravvisabile nel Messale preparato per la GMG oltre che dal video di Youtube. I canti si possono ascoltare anche su Soundcloud. Nella celebrazione è stata eseguita la Missa Ioannis Pauli II composta da H. J. Botor, definita dal card. Stanisław Dziwisz come un “regalo della Chiesa di Cracovia alla Chiesa universale”. Il gigantesco coro e l’orchestra – entrambi giovanili, evidentemente – hanno dimostrano di essersi preparati bene all’evento, e gli organizzatori hanno colto l’occasione per offrire ai musicisti una ricca esperienza di crescita. Tutto ben lontano dalle italiche chitarre fai-da-te a cui i nostri giovani sono tanto abituati, non per colpa loro, quanto piuttosto per l’inesistente impegno della pastorale – non solo giovanile – nel campo della formazione liturgico-musicale. Speriamo che anche su questo versante la GMG 2016 possa essere di esempio e portare qualche frutto.

Riti di introduzione

Prima dell’ingresso del Santo Padre il coro ha proposto Niech Pan udzieli mocy swemu ludowi (C. Paciorek) – Il Signore dia forza al suo popolo -,  un canto ostinato, fresco e gioioso, dal testo molto breve, nell’intento – presumo – di aiutare la massa di giovani a sintonizzarsi con l’imminente inizio della celebrazione. A tal fine si sono anche adoperati due commentatori, in varie lingue. Durante la processione d’ingresso, invece, si canta l’Inno del Giubileo Straordinario della Misericordia, Misericordes sicut Pater! (Inwood).  Dopo l’atto penitenziale viene il Kyrie eleison (Botor). La composizione rispetta bene e valorizza con la giusta sobrietà la forma litanica: ogni proposta ripete due volte “Kyrie-Christe” all’unisono, mentre la risposta è prevista in polifonia (ma la parte principale, Soprani e Assemblea, riprende la stessa melodia della proposta). Il Gloria (Botor), assai brioso, viene intonato da un solista, e prosegue festoso all’unisono, ma anche a cori alterni, sia uomini/donne che unisono/polifonia. La composizione è anche breve (poco più di 2′): in tal modo non appesantisce i riti di introduzione.

Liturgia della Parola

La prima lettura viene proclamata in italiano e la seconda lettura in portoghese ma in entrambi i casi si conclude cantando Verbum  Domini – Deo gratias sulla melodia gregoriana. Il salmo responsoriale è cantato in polacco, accompagnato dal solo suono dell’organo: le strofe ricalcano un modulo gregoriano, il ritornello è semplice e viene cantato anche dal coro ad una voce. L’acclamazione al Vangelo utilizza un Alleluia (Botor) che si protrae abbondantemente (circa 2′) e tuttavia per il tempo giusto data la circostanza, in modo molto vivace: manca però il versetto. Il Vangelo viene cantato in polacco ma il saluto e l’annuncio con relative risposte (Dominus vobiscum. Et cum spiritu tuo. Lectio sancti Evangelii secundum Lucam. Gloria tibi Domine) vengono cantati in gregoriano, così come la conclusione (Verbum Domini. Laus tibi Christe). A questo punto segue la proclamazione del Vangelo in paleoslavo: al canto del diacono risponde un coro femminile. Per la professione di fede si canta il Credo III gregoriano. La preghiera dei fedeli è ben curata e valorizzata con interventi appropriati dei diversi ministri: viene introdotta dal Santo Padre in latino; a questi segue un diacono che con melodia gregoriana esorta l’assemblea a pregare secondo le intenzioni proposte, che vengono lette da alcuni fedeli in diverse lingue; ad ognuna di esse segue l’invocazione del cantore e la preghiera dell’assemblea con il ritornello Kyrie eleison (Kyrie 10 dal repertorio di Taizé).

Liturgia eucaristica

Una preghiera dei fedeli così ben posta apre significativamente alla liturgia eucaristica. La processione dei doni è accompagnata dal canto in lingua polacca Jezu Ufam Tobie (Klamarz-Botor) – Gesù confido in te: le strofe sono destinate ad un solista, mentre il ritornello è facilmente cantabile da tutti. Il prefazio non è cantato, viste le note difficoltà di Papa Francesco. Il Sanctus (Botor) è una composizione brillante: l’esecuzione si caratterizza per un hosanna in excelsis insistentemente ripetuto e coinvolgente, anche con un cambio di tonalità. L’acclamazione Misterium fidei, la dossologia Per ipsum e il Pater noster sono cantati in gregoriano, ma non viene cantato il Quia tuum est regnum. Il diacono invita allo scambio della pace cantando Offerte vobis pacem con melodia gregoriana. Segue l’Agnus Dei (Botor), con melodia distesa e serena; la prima proposta viene cantata dalle donne, la seconda dagli uomini, la terza insieme sempre all’unisono; la risposta (miserere nobis e dona nobis pacem) è cantata dal coro in polifonia, tuttavia è bene intendibile la parte destinata all’Assemblea, semplice e ripetuta sempre due volte. Il canto alla comunione, anch’esso in lingua polacca, è Oto są baranki młode (Gałuszka) e, a seguire, Adoro te devote (gregoriano). Dopo il silenzio e il raccoglimento, la scelta è quella di proporre il canto Jesus Christe you are my life (Frisina) in stile decisamente più pop.

Riti di conclusione

Dopo l’orazione si canta Abba ojcze (Gora) inno della GMG 1991 di Czestochowa, che accompagna la consegna missionaria delle lampade a giovani rappresentanti dei vari continenti. Dopo l’Angelus e l’allocuzione conclusiva del Santo Padre, viene cantato Beati i misericordiosi! (Blycharz) inno della GMG 2016 di Cracovia.

Video della celebrazione su Youtube
Canti della GMG su Soundcloud
Messale della GMG
Libretto dei partecipanti della GMG (in inglese)

Pueri Cantores: educare al canto liturgico

pueri cantores asti

Dedicarsi all’educazione musicale e al canto dei bambini la ritengo una scelta pastorale quanto mai opportuna, soprattutto se teniamo conto delle ben poche e magari poco serie proposte che in ambito musicale la scuola italiana offre ai bambini, da decenni. E si vede. L’analfabetismo musicale è da noi alle stelle, e in nessun’altra nazione europea accade una cosa del genere: al contrario, diffusamente nelle scuole si impara la musica e a suonare uno strumento musicale (N.B. nulla a che vedere con le nostre spifferate al flauto dolce). Inutile dire che tale situazione si ripercuote, con le ovvie e deleterie conseguenze che ben conosciamo, anche sul terreno liturgico: infatti i bambini di ieri e dell’altro ieri, sono i giovani e gli adulti di oggi. Impegniamoci dunque per il domani: la capacità vocale dei bambini è una dote preziosissima che se coltivata con equilibrio, li aiuterà a crescere in “armonia”, e potranno esprimere al meglio la loro personalità. Il cantare favorisce l’acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé attraverso l’uso del corpo e della voce, stimola la concentrazione nell’ascoltare e nell’imitare. Il coro favorisce la socializzazione utilizzando la vocalità di gruppo non solo come fine ma anche come mezzo per “stare insieme” e assimilare le regole principali di comportamento: rispetto per gli altri, silenzio e pazienza, autoascolto e ascolto degli altri durante il canto.

Dunque, adoperarsi affinché i bambini familiarizzino con il linguaggio musicale ed aiutarli ad assaporare il bello educandoli al canto liturgico, è a mio avviso non solo opportuno, ma quanto mai doveroso. Attenzione! Non mi sto affatto riferendo al gruppetto dell’oratorio affidato ad un inesperto animatore. Costui, per quante buone disposizioni abbia, non sarà in grado di puntare agli obiettivi sopra esposti: farà un po’ di aggregazione, anche simpaticamente, e basta. Bisogna avere la volontà di pensare “in grande” magari uscendo dal proprio orticello e “fare squadra”, tanto più se ad una singola realtà mancassero le risorse necessarie per affidarsi ad una persona competente.

La buona notizia è che, finalmente, con il mese di ottobre 2016 prenderà il via ad Asti il progetto che l’Istituto Diocesano Liturgico-Musicale dedica alle voci bianche. Per info vedi qui.

Ancora sul Giubileo dei ragazzi e delle ragazze

papa francesco giubileo ragazzi

Questa mattina ho chiesto ad una ragazza quattordicenne, partecipante alle giornate del recente Giubileo dei ragazzi e delle ragazze, quale cosa più di tutte le fosse piaciuta. Immediatamente mi dice: “La Messa in piazza San Pietro!”. Vista la spontaneità della risposta, rilancio su che cosa l’abbia più colpita di quella Messa. Risposta: “Tutto!”. La sollecito ancora un paio di volte a cercare qualcosa in particolare, ma tra i suoi ricordi non riesce a conferire ad alcuni elementi più importanza che ad altri. Ci sarebbe troppo da raccontare. E questa è una buona cosa, a mio avviso, nel senso che una celebrazione deve coinvolgere a vari livelli e sotto diversi profili, senza che qualche aspetto travalichi gli altri. Allora le chiedo dell’omelia del papa, se ricorda qualche sua parola. Lei annuisce: “Dio vi vuole in piedi, sempre in piedi!”. Infine, il mio interesse mi spinge ad interpellarla sui canti. Lei non si scompone: “Sono abituata – mi dice – sono canti che conoscevo perché li ho già sentiti qui in parrocchia e in cattedrale”.

Riporto questa breve esperienza, poiché ancora una volta ne conseguo che i ragazzi non abbiano bisogno di “canti-per-ragazzi” ma di educazione al canto di tutti.

Papa Francesco: la felicità non è un’App, e neppure la Messa

francesco ragazzi

La Messa presieduta da Papa Francesco per il Giubileo dei ragazzi e delle ragazze il 24 aprile era da me attesa con una certa curiosità, lo confesso, soprattutto in riferimento al programma musicale della celebrazione. Ma, a giudicare dai commenti sui social, credo di non essere stato affatto il solo, anzi. Di sicuro il Santo Padre non entra nel merito delle singole scelte, ci mancherebbe, ma qualche suo input almeno di orientamento generale, immagino che venga richiesto e che arrivi. Dunque, poteva giungere da piazza San Pietro qualche sorpresa? Un “Alleluia-clap-clap”, ad esempio, che in qualunque Messa celebrata con i ragazzi nelle nostre diocesi e parrocchie viene piazzato? Direi che questa sarebbe stata un’aspettativa ingenua; ma qualche canto stile pop, o “moderno” come alcuni dicono, in molti se lo attendevano. Magari accompagnati da chitarre, batteria e bonghi. E ciò sarebbe stato accolto come un’ulteriore apertura di Papa Francesco, sempre attento alle esigenze del popolo. Invece, nulla di tutto questo. Ha cantato la Cappella Sistina “aggiustando” per l’occasione le consuete proposte (vedi più sotto). Un prete della mia Diocesi mi ha riferito che per alcuni ragazzi la Messa è stata un po’ pesante, ma che ci sono anche stati momenti di silenzio bello e orante. Certo, ci sta tutto che un ragazzo o una ragazza dai 13 ai 16 anni – al terzo giorno di permanenza a Roma, che a seguito di giornate impegnative ha dormito (?) nel sacco a pelo – che alle ore 7.30 di domenica si trova già in Piazza San Pietro per la Messa delle 10.30, possa essere un po’ “fuso”. E quindi? Questa Messa ci suggerisce l’idea che il canto liturgico non è ricreazione, e che non va usato, anzi, abusato in tal senso. Inoltre certe idee che si fondano unicamente su preconcetti di certi adulti, devono cadere. Per esempio che il canto gregoriano non sia adatto ai ragazzi. Assolutamente falso: io stesso, che un tempo ero scettico, ho visto che non è così. Certo che se vedono noi storcere il naso appena sentiamo una parola di latino, è finita… Ma questa è pura ignoranza. “Non accontentatevi della mediocrità! (Papa Francesco).

Programma canoro della celebrazione

Canto d’inizio: Inno del Giubileo della Misericordia
Atto penitenziale: Kyrie gregoriano semplice
Gloria (de angelis)
Alleluia gregoriano
Canto di offertorio: Passa questo mondo
Santo (G. M. Rossi)
Padre nostro gregoriano in italiano
Canti di comunione: Beati quorum via integra est;
Sei tu Signore il pane; Il Signore è il mio pastore
Regina coeli.

Altri interventi cantati tra cui la proclamazione del Vangelo.

Libretto delle celebrazione
Youtube

Sequeri: musica per l’incanto della liturgia

sequeri

Di Pierangelo Sequeri, noto teologo milanese che da tempo si dedica ad esaminare i rapporti tra teologia, liturgia e musica, riporto un ampio stralcio di un suo articolo apparso recentemente su Avvenire. Mi sembrano indicazioni lucide e di buon senso. Sarebbe bene prenderne atto e con lungimiranza tirare le debite conseguenze.

L’equivoco fondamentale è stato quello di trattare la nuova ricerca di “canto popolare”, adatto alle celebrazioni parrocchiali normali, che è sempre esistito, come sostitutivo della “musica sacra”: sia del “gregoriano”, sia del canto polifonico. L’ingenuità della pretesa di sostituzione e la pigrizia della reazione di conservazione, hanno prodotto “teoremi” di cattiva qualità che hanno ingombrato il campo e condotto a una paralisi di sterilità. Lo stallo ha però prodotto, alla fine, anche una duplice consapevolezza che può diventare un buon inizio. La prima è che la musica per la liturgia deve essere regolata sui parametri della liturgia. La seconda consapevolezza è che la fase storica della nascita e della creazione della tradizione rituale è finita insieme con la cultura che fondava semplicemente sulla ripetizione delle origini la forza e la vitalità delle istituzioni. Sul canto e la musica nella liturgia riformata c’è stata una riflessione teologica specifica. Le ricadute però non sono state all’altezza del pensiero, perché la competenza e la pratica musicale si sono sottratte al compito, o ne sono state scoraggiate: sia da parte ecclesiastica che artistica.

Purtroppo, i musicisti e gli ecclesiastici si lamentano moltissimo e fanno pochissimo. I giovani migliori, in entrambi i campi, di conseguenza stanno alla larga. Il nostro problema attuale è la disaffezione: i repertori si formano per via di affinità ideologiche più che di sapienza liturgica. Lo stallo dell’affezione e le opposte incompetenze che si fronteggiano potrebbero essere disinnescati dalla riabilitazione di una “corporazione” o “confraternita” dei musicisti di chiesa, che dopo il Concilio sono stati abbandonati a loro stessi oppure sono caduti in ostaggio di opposti caporalati ideologici. Un’istituzione diocesana, con opportuno e severo percorso formativo, in dialogo permanente col Vescovo e con le istituzioni della cultura musicale. A chi, infine, mi chiede quali caratteristiche deve (o dovrebbe) avere, e cosa deve cercare una musica scritta per una liturgia “contemporanea” rispondo che questa è una domanda semplice.

È una musica che non chiunque, e in qualunque modo, potrebbe improvvisare, cantare e suonare. Un servizio ecclesiale molto specifico, pieno di sacrificio di passione, di creazione e di responsabilità. Tutti potrebbero ascoltarla con commozione. Partecipare con brevi e opportuni interventi di conferma e di risonanza. Ma non potrebbero cantarla e suonarla. Sarebbe un incanto abilmente sottratto alla platealità tonale delle musiche che si cantano da sole. Scaverebbe nella fonetica e nella semantica letteraria della lingua materna (non sarebbe una musica nata col latino, adattata orribilmente a un mediocre italiano devozionale). Pochi si metterebbero di nuovo al servizio di molti: così affinata foneticamente, così aderente alla parola, così intensa nella sua capacità di far vibrare l’aula come incenso, che i cantori avrebbero un ruolo e un impegno speciale: come quello del prete, del diacono, del lettore, del predicatore.

Fu così il gregoriano dei monaci, fu così la polifonia sacra dei cantori. Qua e là, poi, un bel Tota pulchra e un Noi vogliam Dio per tutti, nella forma del canto popolare adatto alla contemporaneità dell’espressione media, ci starà benissimo. E non farà perdere alla liturgia il suo incanto. Anzi.

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Nel ’66 la Messa beat. E oggi?

beat

Dentro musica, battimani e scene isteriche. Fuori una calca di giovani, con le forze dell’ordine in stato di assedio a blindare l’ingresso. È il 27 aprile 1966 e non è un concerto dei Beatles, ma la prima esecuzione della Messa dei Giovani di Marcello Giombini: la celebre “messa beat”… E la Chiesa elettrizzata e anche sconvolta dagli esiti della costituzione Sacrosanctum Concilium che, ammettendo la lingua volgare nel rito, genera in alcuni una sorta di liberazione rispetto al passato, in altri una sensazione di profondo smarrimento. Questo fatto produce una terra di nessuno in cui diversi attori liturgico-musicali fanno la loro comparsa. E, naturalmente, gli uni contro gli altri… A 50 anni di distanza, quella “litigiosità” sulla musica nella liturgia non sembra venire a patti. Difficile trovare un argomento ecclesiastico su cui le discussioni siano più roventi.

Leggi l’intero articolo su Avvenire.

Aggiungo solo un veloce pensiero a margine. Probabilmente bisognava passare da lì e forse quegli esperimenti erano necessari: non mi sento di condannare e non mi straccio le vesti. In ogni caso, la questione odierna non è ciò che è stato. Il cammino che oggi deve essere decisamente intrapreso, è quello che conduce a mettere a tema la musica, e quindi il canto, come linguaggio della liturgia. Solo così sarà possibile superare la crisi della musica liturgica. E’ necessario far maturare quei punti di vista che, anche con scelte operative paradossalmente di segno opposto, riducono la musica liturgica a musica e canto nella liturgia o per la liturgia, dove le preposizioni dicono di due elementi pensati in modo estrinseco, che condividono unicamente la simultaneità dell’esecuzione, liturgica e musicale.

Come fare con i giovani?

giovani coro

Di tanto in tanto, quando si affronta la tematica del canto liturgico, emerge la questione della presenza (o assenza) dei giovani nei cori. Ovviamente non si sta parlando di cori “giovanili”, ma di cori parrocchiali e basta. Dunque, così è stato al Convegno dei cori liturgici che si è tenuto ad Asti il 21 febbraio nel corso del lavoro a gruppi che ha seguito la relazione iniziale. Si è avvertita una evidente preoccupazione, che perlopiù si è manifestata nella domanda: “Come fare a coinvolgerli?”. La questione è lecita, visto e considerato che i giovani sono il futuro – come si suol dire – e diventa ancor più significativa se consideriamo alcune realtà corali ormai formate in gran parte da ultrasettantenni, destinate quindi a ridimensionarsi fortemente, se non a sparire, nel giro di non molto. Anche questo fa parte di una Chiesa che cambia, talvolta a suo malgrado.

Innanzitutto dobbiamo ricordarci che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, e che il coro (o il direttore di coro) non può farsi carico di situazioni che richiedono l’attenzione pastorale della Chiesa nel suo complesso. Guardiamo, dunque, alla nostre assemblee: in quale percentuale sono formate da giovani? Ecco, direi che – sotto questo profilo – un coro parrocchiale goda di “buona salute” se l’età media dei suoi componenti rispecchia almeno quella dell’assemblea. Intendiamoci, non che questo mi lasci tranquillo, ma non lo reputo innanzitutto un problema del coro se tendenzialmente i giovani sono poco presenti a Messa. Un sano realismo, da questo punto di vista, permette di evitare anche certe scelte che la storia ha già indicato come scarsamente feconde e anzi talvolta fonte di problemi: vedasi i “cori giovanili”, una scorciatoia pastorale che quasi sempre perpetua errori già fatti. Vedasi anche il cosiddetto “repertorio giovanile” che ammicca in quanto facile, immediato, spicciolo, di solito non necessita di competenze musicali, né grosso impegno.

Invece, un primo aspetto doveroso per un coro, anche nei confronti dei giovani, è che si facciano le cose bene. Bando al pressapochismo e all’improvvisazione, e ci si preoccupi che chi è alla guida del coro sia una persona competente, musicalmente e liturgicamente. Per quanto possibile. Già: magari non avrà conseguito una laurea in teologia o un diploma al conservatorio. Ma che conosca i fondamentali della musica e sappia distinguere l’Avvento dalla Quaresima, una dossologia da un Kyrie eleison, è chiedere troppo? Se queste competenze non ci sono, si può provvedere: andando a lezione e studiando. La persona sincera, che con bontà porta avanti il suo servizio musicale nella liturgia lo farà, magari incoraggiata dal parroco e supportata dalla comunità parrocchiale che gli pagherà il corso formativo. Una persona egocentrica, che nel coro parrocchiale ha trovato il suo spazio per apparire, no. Rimarrà nella sua ignoranza. E questa è tra le cose peggiori che possa capitare ad un coro e ai suoi giovani.

Un secondo aspetto importantissimo è quello relazionale. Non ci saranno molti giovani a Messa, ma alcuni sì. Qualcuno del coro li conosce? Magari, con i giusti modi, si potrebbe far loro un invito e chiedere se vogliono venire alle prossime prove, per vedere come funziona la cosa. Ammesso e non concesso che il “clima” che troveranno in quella sede sia disteso e sereno, accogliente, amichevole. Che il giovane (così come un adulto) non si ritrovi tra persone sbuffanti, venute quasi mal volentieri, o che parlano tra di loro di cose che non si comprendono. Vero?

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